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Vita quotidiana nella casa-forte

Vita quotidiana nella casa-forte

Le case-forti distribuite sui territori delle terre alte rappresentano punti di forza attraverso i quali le diverse signorie di banno presenti sul territorio hanno controllato gli ambienti, talora anche con gravi frizioni sfociate in piccole e grandi guerre, note e documentate in Canavese con il coinvolgimento della Valle Soana sin dal secolo XIII.
A titolo di esempio vale citare l’azione dei valligiani contro gli uomini di Champorcher del 1211. Di questo evento bellico non si conoscono i dettagli. Unicamente si ha menzione di contese sui pascoli e di una calata dei valsoanini in armi sull’abitato di Champorcher con la devastazione della torre signorile del luogo spettante ai signori di Bard. Il colpo di mano riuscì forse per lo scarso interesse del feudatario locale che non dedicò adeguati turni di guardia e difesa alla struttura, magari semplicemente affidata alla comunità. La contesa dovette scaturire dall’inesistenza di confini sicuri in relazione ai ricchi pascoli degli alti versanti valdostani e piemontesi, si pensi a quelli della conca di Dondennaz dove sconfinavano i pastori della Valle Soana ma non si può escludere che i pastori di Champorcher conducessero le loro greggi sul versante meridionale di Piamprato in base ad antiche consuetudini insediative. Questo fatto costituisce un ulteriore indizio dell’origine valdostana dell’antropizzazione dell’alta Valle, con il travalicamento di genti spinte dalla necessità di colonizzare nuove terre, in diretto contrasto con gli interessi dei signori e delle comunità canavesane.

Nel corso del XIV secolo l’ambiente delle valli, sotto la crescente pressione signorile dovuta alle continue guerre, divenne irrequieto e l’intero ambiente sociale Orco-Soana, guidato da borghesi di Cuorgné, nell’estate 1386 si sollevò, unendosi a quello della Valchiusella e conquistò diversi castelli scacciando i signori. La rivolta, nota sotto il nome di Tuchinagium (Tuchinaggio), venne sedata nel dicembre 1390 ma il fuoco continuò a covare sotto la cenere mantenendo gli ambienti montani in una situazione di difficile controllo fino al 1450 quando ci fu l’ultima fiammata rivoluzionaria con le genti “di Valsoana” calate in massa su Pont e giunte a occupare il castello della Ferranda di proprietà dei Valperga. Subito dopo circondarono Cuorgné, dove ci furono morti e feriti. Anche questa rivolta armata venne domata e, come già avvenuto nel 1390, le forche tornarono a far penzolare i capi popolo.

In un contesto socio-politico difficile come quello descritto, le case-forti rappresentavano i punti di forza della mano signorile sul territorio, dove risiedeva stabilmente un preposto con la sua famiglia e alcuni servi fidati in grado all’occorrenza di impugnare le armi. A questi, durante momenti di particolare pericolo dovuto a guerre locali o presenza di pericolose bande di predoni, va sommata la presenza di armati inviati dal signore, sia per difendere il territorio, sia per attuare singole azioni di rivalsa o di conquista. Questa caratteristica spiega anche la differita localizzazione sul territorio dei villaggi rustici legati alle case-forti, solitamente posti a una certa distanza dalle strutture signorili, per il fatto che in determinati momenti a minacciare la sicurezza dei preposti erano gli stessi sudditi sui quali talora la pressione dei tributi e la richiesta di roide e corvée diveniva insopportabile.

Normalmente le case-forti con le relative pertinenze rappresentavano luoghi di accumulazione di ricchezza, dove confluivano le contribuzioni in natura delle decime dei sudditi e le produzioni della grande azienda signorile e anche per difendere questo patrimonio (costituito da prodotti e animali), va considerata la presenza più o meno continua di un presidio armato, quantomeno per scoraggiare banditi e predoni che nelle montagne non mancavano, grazie alla complessità dell’ambiente che garantiva impunità ai malintenzionati, solitamente mobili tra ambiti territoriali spettanti a differenti giurisdizioni.

Dott. Marco Cima
Storico - CESMA - Museo Archeologico del Canavese


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