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Case-forti “alle falde del Gran Paradiso”

Case-forti  “alle falde del Gran Paradiso”

Nel territorio canavesano è stata individuata un’importante concentrazione di case-forti situata sulle dorsali “alle falde del Gran Paradiso” e appartenenti al “micro-incastellamento” tardo-medioevale. Si tratta di territori montani la cui antropizzazione è di epoche precedenti ma che proprio tra ‘200 e ‘300 fu segnata dalle contese tra i Signori del Canavese e dal “Tuchinaggio”, le epiche rivolte popolari, che proprio qui in Valle Soana proseguirono sino a ‘400 inoltrato.

Questi beni ancora oggi individuabili sono infatti una peculiarità delle Valli Orco e Soana, poiché hanno lasciato nel tempo una visibile e distinta traccia della loro forte presenza su tutto il territorio. I resti che ad oggi si trovano sono residui di una presenza di queste tipologie edilizie molto più numerosa all’epoca, ma ciò che rimane permette comunque un’analisi volta a determinarne i caratteri.

Il termine casa-forte rappresenta un modello aggregativo che si struttura su meccanismi di semplice raggruppamento di blocchi edilizi a partire da una torre residenziale, solitamente a pianta rettangolare e spesso, di altezza non rilevante. Si possono individuare essenzialmente due tipi di case-forti: quelle di tipologia torre generalmente con pianta di dimensioni ridotte e che si eleva per tre o quattro piani fuori terra e quelle di tipologia a “mason” (casa) di dimensioni leggermente più generose in pianta ma che generalmente non superano i due o tre piani.

Il tipo a torre è presente in due principali casi, qui a Servino al “Grand Betum”, alla quota di circa 1460m e quella denominata “Torre Pietra” a Cuorgné in Località Vernetti a 620m a monte di Salto. Le case-forti a due o tre piani invece sono le più diffuse, in particolare il caso più studiato è quella di Pèrtia (la prima citata in un documento ufficiale e più precisamente nel “De Bello Canepiciano” di Pietro Azario) nel comune di Sparone a 1220m. Definito “castrum” dall’Azario, non è da confondere con i “castrum medievali” della storiografia moderna, di proprietà della famiglia dei S. Martino di Agliè feudatari del luogo, che ad oggi si presenta in condizioni di completo abbandono. Sullo stesso versante alla quota di 700m si trova la casa-forte di Casetti nel comune di Locana. Vi è anche da tenere in considerazione la casa-forte di Tirolo a Ribordone alla quota di 1290m e poi ancora i casi di Onsino a 800m nel territorio di Sparone e di Pianei sempre alla stessa quota circa, nel territorio di Locana. Nel comune di Frassinetto, nel Vallone del Verdassa, più precisamente nella località Fraschietto è presente la casa-forte denominata “Ca’ dl’ Cunt” anche detta “Mason dal Count” (ossia “Casa del Conte”). Sempre in Valle Verdassa, in località Monteu nel comune di Ingria, è presente la cosiddetta “Mason dal Prevan” (ossia “Casa del Prete”).

Nei pressi di Pont e a Ingria invece sono presenti tre manufatti distinti, che, anche se non identificabili propriamente nel termine “casa-forte” la loro archeologia costruttiva ne suggerisce l’origine medievale (o precedente) ossia la casa-forte di Lutta, quella di Faiallo e quella di Bisdonio. Infine, vanno presi in considerazione molti altri manufatti di minor rilevanza soprattutto a livello documentale come, per esempio, la casa-forte di Crotto e di Vasario in località Le Bombe.
Nella zona sono poi presenti altri edifici in pietra sempre riconducibili alla tipologia edilizia delle case-forti, vi sono poi altre tracce in edifici dell’Alto Canavese di pezzi di queste strutture che però non sono più leggibili e quindi difficilmente classificabili.
I beni indicati qui non vogliono e non potrebbero costituire un elenco esaustivo, ma intendono solo favorire la curiosità del visitatore. Altre tracce del costruito storico possono offrire nuove scoperte sul fenomeno del micro-incastellamento a Sud del Gran Paradiso.

Bibliografia di riferimento:

  • Micaela Viglino Davico, Case-Forti montane nell’alto Canavese quale futuro?, Castellamonte: Lions Club Alto Canavese, 1993
  • Marco Cima, Uomini e Terre in Canavese tra età romana e Medioevo, Nautilus, Torino, 2003.

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