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L’intervento sul “Grand Betum” e le sue fasi

L’intervento sul “Grand Betum”  e le sue fasi

La casa-forte di Servino, al momento dell’inizio dei lavori di recupero e restauro, si trovava in uno stato di completo abbandono e di precarietà, con evidenti segni di forte degrado dal punto di vista strutturale. La copertura era ormai crollata da tempo e di conseguenza anche i solai lignei, causata anche dalla probabile demolizione della parte sommitale della muratura sul versante Nord del fabbricato che si ipotizza sia stata effettuata per poter accedere all’ultimo piano.

Gli elementi di chiusura opaca erano in gran parte fortemente usurati dal tempo e dagli agenti atmosferici.
Nonostante queste problematiche molti degli elementi architettonici tipici del fabbricato come, ad esempio, le pietre di sostegno per i canali di gronda e i portali composti da monoliti in pietra erano e sono ancora ben distinguibili.

Il progetto per il recupero, il restauro e la conservazione della casa-forte “Grand Betum” - seguito meticolosamente passo dopo passo anche con il supporto della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio - è stato affrontato in due fasi distinte: la prima consistente nel consolidamento e restauro e la seconda nella sua rifunzionalizzazione mediante conversione del bene a museo di se stesso e del micro-incastellamento diffuso nelle valli Orco e Soana.

La prima fase è consistita inizialmente nella realizzazione dei nuovi solai, posizionati alla stessa quota di quelli precedenti, ad eccezione dell’ultimo solaio. Tale operazione ha permesso di consolidare anche le murature perimetrali. La scelta di non ricostruire l’ultimo solaio è stata dettata dalla volontà di rendere fruibile tutti i piani in quanto la sua altezza era troppo bassa per permettere un normale utilizzo da parte dei visitatori.

E’ stata ricostruita la parte di muratura crollata ed è stata realizzata volutamente arretrata sia internamente che esternamente sfruttando la tecnica del sottosquadro per evidenziare la diversa epoca di costruzione rispetto alla parte esistente. Successivamente è stata realizzata la copertura con struttura in legno di larice e manto in lose con posa “a fazzoletto” proprio come era d’abitudine nei tempi più antichi.

La scala in pietra di collegamento tra l’ingresso e il piano terra è quella esistente ed è stata restaurata. Quella tra il piano primo e il secondo è invece stata realizzata ex-novo ed in metallo in quanto, non avendo un riferimento di quella preesistente, si è voluto creare un elemento non interpretativo e il più possibile “leggero”.
Infine, tutti gli elementi di chiusura opaca sono stati ridisegnati con materiale ligneo di larice, così come si presume siano stati originariamente.

La seconda fase dell’intervento, dedicata alla sua rifunzionalizzazione, ha riguardato la realizzazione degli impianti di illuminazione, l’allestimento al piano terra dell’esposizione dei reperti trovati in loco e l’installazione su tutti i piani del percorso descrittivo-illustrativo mediante apposizione dei pannelli esplicativi che guidano il visitatore alla scoperta del “Grand Betum” e delle altre case-forti del territorio.
L’estrema delicatezza dell’intervento è stata affrontata con minuziosità dagli operatori in cantiere e lo stesso si può ritenere pienamente riuscito.

Arch. Davide Querio
Progettista dell’intervento di recupero e restauro

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