Benvenuti alla Casa-forte “Grand Betum” di Servino!
Nulla è (ancora) perso del tutto!
Pensando a cosa scrivere in questa introduzione, mi è tornata in mente la carrellata di momenti vissuti in questi anni di lavoro sulla Casa-forte “Grand Betum”. I primi sono legati all’intuizione di Davide Querio, che, sapendo di andare a colpo sicuro, nel 2020 propose al Comune di intraprendere il percorso di recupero e restauro di un pezzo di patrimonio che stava letteralmente scomparendo. Mi contagiò e in quel momento nacque un sogno, diventato poi obiettivo concreto, che sino ad allora si era fermato all’idea che quell’abbandono non potesse avere fine. Devo poi essere onesto nel dire che - tolta la fase di scrittura del progetto da candidare agli Enti finanziatori (GAL Valli del Canavese e Ministero della Cultura, ndr) in cui dovevamo essere obbligatoriamente positivi e dare idea di crederci - le fasi successive hanno rappresentato delle vere e proprie fatiche e lo sconforto talvolta ci suggeriva di arrenderci: dapprima il complesso procedimento di acquisizione del bene e poi, tra la principale e necessaria variante al progetto e un intoppo o un rallentamento burocratico e l’altro, l’estenuante ricerca dell’ultima parte di finanziamento, culminata solo nel 2024 con un impegno economico diretto del Comune, senza il quale non sarebbe stato possibile dare avvio ai lavori. Gli ostacoli non erano finiti e i termini sulle tempistiche rischiavano di pregiudicare gli sforzi fatti. Ma grazie all’operatività, alla serietà e alla dedizione della ditta incaricata, degli artigiani coinvolti e dei professionisti si è vinta una corsa contro il tempo che ha consentito alla Casa-forte di passare l’inverno 2024-2025 protetta da una nuova copertura e quindi salva dal crollo definitivo. La storia di questo recupero e restauro è importante perché ci insegna che nulla è ancora perso. Lo straordinario patrimonio, materiale e immateriale, custodito tra queste montagne è lì, magari dormiente e sicuramente trasformato, ma non (ancora) perso del tutto. Questa consapevolezza è la condizione essenziale per farsene carico. Alle Amministrazioni e alla comunità tutta spetta poi la tenacia di affrontare gli ostacoli mantenendo ben saldo l’obiettivo finale. Bin ruà! Benvenuti alla Casa-forte “Grand Betum” di Servino!
Lorenzo Giacomino
Sindaco di Ronco Canavese
Il valore tra le pietre
Le Valli Orco e Soana sono un territorio più complesso - e quindi ricco - di quello che si possa immaginare: alle differenti quote corrispondono ambienti diversi su cui nel corso del tempo si sono plasmate le comunità che le hanno abitate. Le due Valli sono tra di loro differenti, non solo per morfologia, ma anche per le - diverse - vicende storiche e influenze culturali che le hanno coinvolte. E’ indubbio però l’elemento territoriale che le accomuna, ben descritto da Franco G. Ferrero nel suo “Il Canavese delle Valli Orco e Soana. Alle falde del Gran Paradiso” che cita “Appartengono all’identità culturale del territorio gli elementi peculiari che ne costituiscono l’essenza e le radici, connessi in modo inscindibile alla storia (...), che fanno delle Valli Orco e Soana una terra che rivendica ancora oggi una propria orgogliosa unicità e “indipendenza””. Oggigiorno considerato spesso, mi permetto di giudicare a torto, un territorio “marginale”, quello delle Valli Orco e Soana è un territorio che ha avuto nella storia una riconosciuta centralità nel panorama almeno regionale. E la stratificazione storica con le sue evidenze più significative nell’architettura locale lo dimostrano. Al suo interno, infatti, si sono creati una molteplicità di dettagli in diversi aspetti. Proprio questa sua marginalità ha permesso di preservare questo genius loci nonostante il trascorrere del tempo. Si tratta di una vera e propria ricchezza architettonica e le case-forti ne sono un esempio lampante. Troppo spesso dimenticati, questi manufatti sono uno dei legami più evidenti che ci relazionano al nostro passato sovente sconosciuto e dimenticato: il loro recupero e valorizzazione devono diventare uno strumento ed un’occasione di riscoperta delle nostre radici. E’ quello che abbiamo provato a fare qui, al “Grand Betum” di Servino, andando oltre il mero intervento materiale, lavorando invece “tra le righe”, scorgendo e gestendo ciò che sta dietro il manufatto in sé, scommettendo sul valore che c’è tra queste pietre. Perché solo riscoprendo la nostra storia saremo in grado di proteggerla e di considerarla al contempo elemento vitale (tutt’altro che museale!) per il nostro territorio: le Valli Orco e Soana! Non mi resta dunque che accogliervi all’interno di questo bene e augurarvi una piacevole visita!
Arch. Davide Querio
Progettista dell’intervento di recupero e restauro
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